Reflections from a silent ‘City that never sleeps’ – New York

“Ci sono decenni in cui non succede nulla e ci sono settimane in cui i decenni accadono”. Vago senza meta su Broadway street al tempo del Coronavirus, lo sguardo si posa pigro sulle vetrine dei negozi di lusso di Soho, barricate con pannelli di legno per evitare atti vandalici. Mi viene in mente la frase di Lenin in mezzo ad un silenzio assordante, rotto solo dal canto degli uccelli azzurri orientali, una specie comune nel nord-est, più grandi di un passero ma più piccoli di una ghiandaia. Sono i padroni indiscussi delle frequenze, vista la totale mancanza di inquinamento acustico in una New York deserta, e sembrano essere felici per la situazione.

Io un po’ meno. Sto ancora processando. Lo stress focalizza la nostra attenzione su un fattore specifico e quindi perdiamo la prospettiva generale e l’abilità di dare un senso al di là della situazione immediata. Cerco di ricostruire mentalmente la narrativa con l’aiuto di “The Fourth Turning: An American Prophesy”, il libro scritto da due storiografi Americani (Strauss and Howe) nel 1997. Gli autori spiegano che nel corso degli ultimi cinque secoli, la società anglo-americana è entrata in una nuova era – una “svolta” – ogni due decenni (la durata di una generazione). Insieme, le quattro svolte del “saeculum” comprendono il ritmo stagionale di crescita, maturazione, entropia e distruzione della storia. Il “saeculum” rappresenta la vita umana, un ciclo sociale che si ripete più o meno ogni 80 anni.

La “prima svolta” viene denominata Elevazione: un’epoca allegra di rafforzamento delle istituzioni e di indebolimento dell’individualismo. La società è fiduciosa di dove vuole andare collettivamente, anche se quelli al di fuori del centro maggioritario si sentono soffocati dalla conformità. La “prima svolta” più recente in America cominciò dopo la seconda guerra mondiale (1946) e finì con l’assassinio di Kennedy (1963).
La “seconda svolta” viene denominata Risveglio: questa è un’epoca in cui le istituzioni vengono attaccate in nome dell’autonomia personale e spirituale. Proprio quando la società sta raggiungendo il suo più alto picco di progresso pubblico, le persone improvvisamente si stancano di disciplina sociale e vogliono riconquistare un senso di autenticità personale. Giovani attivisti e spiritualisti riguardano l’era precedente come un’epoca di povertà culturale. Il Risveglio più recente in America
comincia con la rivoluzione della consapevolezza, che si estendeva dai campus universitari e dalle rivolte del centro città della metà degli anni ’60 alle rivolte fiscali dei primi anni ’80.
La “terza svolta” viene chiamata Disfatta: Lo stato d’animo di questa epoca è per molti versi l’opposto dell’Elevazione. Le istituzioni sono deboli e sfiduciate, mentre l’individualismo è forte e sfrenato, creando una società atomizzata e preda dell’edonismo ed avidità. È l’America di Gordon Gekko del film Wall Street, che inizia con la finanziarizzazione dell’economia della metà anni ’80 e finisce con la crisi finanziaria del 2008.
La “quarta e ultima svolta” è la Crisi: un’era decisiva di sconvolgimenti secolari, quando il regime dei valori spinge la sostituzione del vecchio ordine sociale con uno nuovo, ridefinendo l’identità della nazione. Questa è un’epoca in cui la vita istituzionale dell’America viene abbattuta e ricostruita da zero, sempre in risposta ad una minaccia percepita per la sopravvivenza stessa della nazione. La più recente “quarta svolta” cominciò con il crack del 1929 e finì con la seconda guerra mondiale. Le precedenti Crisi furono la guerra civile del 1860 e la rivoluzione americana del 1780.

Così come la “seconda svolta” cambia il nostro mondo interiore (valori, cultura e religione/spiritualità), così la “quarta svolta” cambia il mondo esteriore (politica, economia, impero), afferma Howe.

Facendo due conti, siamo nel mezzo della “quarta svolta’, della Crisi. E direi che si sente… e si vede! Una caratteristica della Crisi è avere la peggior leadership di tutto il saeculum. Una leadership moralmente bancarotta a tutti i livelli che serve appunto a precipitare la crisi. Basta guardarsi intorno a livello internazionale per capire che ci sono diversi Nerone e Caligola. È una leadership da fine impero… 

Negli ultimi 5 secoli, in America tutte le Crisi si sono concluse con una guerra. Ma la rigenerazione dell’ordine sociale, politico, ed economico non necessariamente richiede una conclusione così drastica. È possibile – ed auspicabile – che questa volta il climax si raggiunga senza spargere sangue. È possibile che nel 2030 l’America entri in una nuova “prima svolta” con un nuovo ordine mondiale, un modello di sviluppo economico più equo, giovani famiglie piene di speranze, natalità in aumento, una nuova classe media, forti istituzioni.
Il Coronavirus però non è altro che un catalizzatore. Le condizioni di instabilità del sistema economico mondiale sono cresciute nei decenni, spesso coperte da bolle speculative. Un sistema instabile prima o poi crolla. Tutti si focalizzano sul catalizzatore della crisi, ma in realtà sono le elevate condizioni di instabilità del sistema a generare la crisi. Il catalizzatore è solo l’ultima goccia.

L’essere umano ha sviluppato una dipendenza alle narrative mentali. Le persone che controllano la narrativa, controllano la società. Il potere appartiene ai manipolatori, cioè a quelli che sono in grado di creare le narrative dominanti, quelle narrative che vengono credute dalla maggioranza.
Per cambiare un modello di sviluppo, l’economia, o la società intera basta cambiare la narrativa dominante. Cioè quello che le persone credono.
“The revolution will not be televised”, ricorda il poeta Gil Scott Heron. Non può essere trasmessa in TV perché’ avviene dentro di te. “La (prima) rivoluzione avviene quando cambi il modo in cui guardi le cose, quando consideri che ci può essere un modo alternativo che non avevi considerato prima”.

Se vuoi che la società cambi, devi prima cambiare te stesso. Io sono pronto per la rivoluzione. E tu?

Andrea SilvestriniChapter Leader New York

° ° °

“There are decades in which nothing ever happens, and weeks in which decades happen.”

Wandering down Broadway Street in the time of Coronavirus, I glance over to the luxury store windows of Soho, now boarded up to ward off vandals. I recall that phrase of Lenin’s amidst a deafening silence, broken up only by the calls of the not uncommon Oriental Bluebirds, larger than a swallow but smaller than a bluejay. They’re the masters of audio frequencies right now, given the utter absence of noise pollution in a decidedly deserted New York City – and they seem to chirp their felicity to all.

Me? A bit less happy about it. I’m still processing the current situation. Stress causes us to focalize on a specific thing, thereby causing us to lose an overall perspective and the ability to give meaning to our immediate surroundings. I attempt to mentally reconsititute the narrative with the aid of “The Fourth Turning: An American Prophecy,” a tome penned by two American observers back in 1997, Strauss & Howe. The authors explain that over the course of the last five centuries, Anglo-American society has ventured into a whole new era – a turning point of sorts – every two decades (a generation, more or less). Taken together, the four turning points of the saeculum represent a seasonal rhythm of American history marked by growth, maturation, entropy and destruction. With the saeculum representing human life, a social cycle that repeats itself every 80 years or so.

The first turning point is a High, marked by an era of happiness with the reinforcement of institutions and weakening of individualism. Society as a whole trusted where it wanted to go as a collective, even if, those outside the majority were still suffocated and beset by conformity. The first turning point of our modern era occurred just after WWII (1946), ending with the assassination of John F Kennedy (1963).

The second turning point is Awakening. Here, institutions are attacked in the name of personal freedoms and spiritual expression. Just when society is reaching for its heights in terms of public progress, suddenly, they grow tired of social discipline and attempt to reclaim their personal authenticity. Young activists and spiritualists consider the prior era one of cultural poverty. In the USA, the reawakening began with a revolution of consciousness, extending from university campuses and revolts in major cities of the mid-1960s to the fiscal revolt of the early 1980s.

The third turning point is the Unraveling. During this time, the state of being in much of society is heaving with the opposite effects of the High point. Institutions are seen as weak and untrustworthy, while individualism is strong and raging full-charge. The result is an ‘atomized’ society in the throes of hedonism and greed. This is the America of Gordon Gekko, from the movie, Wall Street, starting with the ‘financialization’ of the economy in the mid-1980s and ending with the financial crisis of 2008.

The fourth turning point is Crisis. This is a period of once-a-century upheavals – when a regime of values pushes out the old social order in favor of something new, and in that process, redefines the identity of a nation. The institutional makeup of America is taken down completely, and rebuilt from zero – especially in response to a perceived threat to the very sustainability of the nation itself. The last ‘fourth turn’ was with the 1929 Great Depression which ended with WWII. Prior to that were the 1860 Civil War and the American Revolution of 1780.

Strauss & Howe state that in the same way that the ‘Second Turn’ changes our internal lives (values, cultural and spiritual), the ‘Fourth Turn’ transforms our outside lives (political, economic, imperial drives). Adding it all up, we are currently in the midst of the ‘Fourth Turn’, Crisis. I would go so far to state that it certainly feels that way, and looks like it, too. One prime feature of Crisis is having the worst leadership of the entire saeculum. A morally bankrupt leadership on all levels and one that precipitates the crisis. Take a look around you, and you’ll find – even internationally, – a number of Nero’s and Caligola’s: The leadership of the end of an empire…

Over the last five centuries, all of America’s crises ended with war. But a regeneration of the social, political and economic order doesn’t necessary have to conclude so drastically. It’s possible – and auspicious, really – that this time, the climax (or nadir) can be reached without bloodshed. Could it be that America in 2030 starts anew with a ‘First Turn’ of a new world order, as a model of more equal economic development, young families full of hope, birthrates on the rise, a new media class, and strong institutions?

The Coronavirus is nothing more than a catalyst. Our economic instability worldwide has been decades-long in the making, often marked by speculative bubbles. An unstable system will eventually crash. Everyone is focused on what precipitated the crisis, but in reality, it is the extreme instability of a system that has generated the crisis. The catalyst was just the last straw.

Humankind has long developed a dependency on the mental narrative. Those who control the narrative, control society. Power belongs, then, to the manipulators – to those most adept at creating the dominant narrative. And thus the narrative in which the majority believes to be true. In order to alter the perceived model for development, the economy or society as a whole, we just need to change the narrative: Or rather, that in which persons believe.

“The revolution will not be televised,” the poet, Gil Scott Heron advises. It won’t be on TV, because it starts within you. “The first revolution occurs when we change the way we look at things, when you start to consider that there could be an alternate way that you did not take into consideration before.”

If you want society to change, you first must change. I’m ready for a revolution. And you?

Andrea SilvestriniChapter Leader, New York

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